Cuba: il cambiamento
Il processo di trasformazione avviato dalla dirigenza cubana alla fine del ’93, anche se parte con estremo ritardo rispetto a quanto suggerivano le vicende del campo socialista in Europa, ha prodotto, e continua a produrre, forti cambiamenti nella vita sociale del paese. Il progetto di rinnovamento è riuscito ad essere profondo e strutturale, come ad esempio in campo economico dove alla fine del ’94 si è arrivati alla riapertura del libero mercato agricolo ed alla liberalizzazione del lavoro autonomo; ma i suoi passi sono ancora incerti e sembra che stia scoprendo una sua fisionomia in ognuna delle misure e delle riforme adottate.
Cuba è invasa da un fervore completamente nuovo, e la storia di quest’isola ha improvvisamente ripreso a muoversi. Quello che non è ancora chiaro è la direzione di questa nuova spinta. Infatti, anche se la vita dei cubani sembra avere il cammino segnato tra le macerie sovietiche e l’ostilità degli Stati Uniti, loro stanno emergendo come i protagonisti di un modo di vivere completamente diverso. Non è una frattura con il passato, né il rinnego della “rivoluzione”, perché sarebbe come rinnegare quell’atmosfera di identità e dignità che invece si respira in ogni angolo dell’isola. Si tratta piuttosto dell’improvviso diffondersi di un senso di responsabilità personale che prima non c’era. E’ per questa assenza di una chiara direzione da prendere, che il discorso a Cuba si fa intimo e confidenziale. Quello che i cubani stanno vivendo è un viaggio nella parte più profonda del proprio io, dove spesso si cercano le risorse per sopravvivere ai cambiamenti. E ognuno lo fa alla sua personale maniera portando nell’esperienza quotidiana quelle risposte che, in questo clima di precarietà generale, si possono trovare solo dentro se stessi. |