
“All’Europeo ho cominciato a imparare il mestiere di fotoreporter in un contesto irripetibile…
Una specie di università del giornalismo italiano. Tutti erano grandi intellettuali a cominciare da Tommaso Giglio, traduttore di Elliot, collaboratore di Elio Vittorini. Era un mondo di gente fuori dall’ordinario e una grande scuola. Prendi anche dei vizi, si capisce, che sono poi i vizi del giornalismo: la velocità, per esempio, la tendenza ad annoiarsi rapidamente di una situazione perché si ha subito voglia di qualcos’altro. Una maniera di vivere e lavorare, peraltro, che mi assomiglia. Io ho, lo dico con rammarico, una tenacia discontinua o, per meglio dire, una discontinuità tenace. Preferisco moltiplicare le esperienze piuttosto che concentrarmi su un solo grande progetto. E ho sempre paura di rimanere in superficie. Per me il giornalista è uno specialista di niente che va dappertutto e appena comincia a capirci qualcosa se ne va da un altra parte.”
Ferdinando Scianna – “Bibliografia dell’istante”
(Edizione: L’ancora del Mediterraneo)